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La scheda preliminare ai controlli in ambito REACH e CLP

I controlli in ambito REACH e CLP

Il numero di verifiche e ispezioni da svolgere demandato alle autorità regionali aumenta di anno in anno e mentre i contorni generali delle modalità con cui questi controlli si svolgono restano gli stessi, gli aspetti su cui l’ECHA richiede di porre maggiore attenzione possono cambiare da un progetto di esecuzione all’altro.

Ogni anno il Ministero della salute pubblica un Piano nazionale delle attività di controllo sui prodotti chimici tenendo conto, tra l’altro, delle indicazioni provenienti dall’ECHA o da altri organismi europei; dei risultati delle attività di controllo degli anni precedenti; della priorità di interventi necessari al miglioramento della salute, dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini e dei lavoratori.

Il Piano individua le priorità di controllo e la tipologia delle classi di utilizzo merceologico delle sostanze, compresi eventuali controlli analitici; fornisce il numero minimo dei controlli da effettuare in un periodo di tempo stabilito.

Entro il 31 marzo di ogni anno le Autorità per i controlli sul REACH e sul CLP delle Regioni e Province autonome devono trasmettere i risultati delle attività eseguite nell’anno precedente al Ministero della salute, il quale redigere una relazione da trasmettere all’ECHA.

La scheda preliminare

La visita degli ispettori in un’azienda non è quasi mai improvvisa, ma viene preannunciata dall’invio di un documento da compilare chiamato scheda preliminare e poi concordata con un appuntamento.

La scheda preliminare ha lo scopo di identificare l’azienda da visitare, in funzione del ruolo che ha rispetto ad una o più sostanze (fabbricante, importatore, utilizzatore a valle), della classificazione delle sostanze utilizzate (cancerogene, mutagene, sensibilizzanti, pericolose per l’ambiente), della tipologia di obblighi a cui si è soggetti (candidate list, allegato XIV, allegato VII).

L’arrivo della scheda preliminare è spesso per le aziende un fulmine a ciel sereno, perché pur essendo convinti della propria conformità, diventa difficile fornire le informazioni richieste nel breve tempo concesso. Solo chi ha adottato una procedura con la quale ha raccolto e tenuto aggiornati tutti i dati relativi alle materie in ingresso e in uscita sarà in grado di essere preciso e puntuale come richiesto.

Sono molte, però, le aziende che non hanno tale organizzazione per i motivi più disparati che vanno dalla struttura aziendale con poche risorse, alla conoscenza degli obblighi più o meno approfondita.

Prendiamo ad esempio una tipica impresa italiana, piccola in termini di dimensioni e di personale, che acquista materie prime da riconfezionare o formulare in prodotti venduti a proprio marchio.

Quando riceve la scheda preliminare dall’ente regionale competente, se non ha al suo interno una persona correttamente formata e informata sui regolamenti REACH e CLP, diventa difficile interpretare le informazioni richieste nel file fornito, perché non si identificano correttamente quali sono le sostanze da indicare in funzione dei requisiti proposti.

Quando, invece, si comprendono le richieste a cui rispondere non sempre è possibile raccogliere e sintetizzare in poco tempo le informazioni relative alle materie prime e ai prodotti, il cui numero di solito non è trascurabile.

L’ispezione

La visita ispettiva sarà dedicata in parte alle schede date di sicurezza, ancora oggi punto debole di molte aziende, ma gli obiettivi del controllo sono anche la verifica della conformità agli obblighi:

– di registrazione delle sostanze,

– di notifica e comunicazione per sostanze SVHC contenute in articoli,

– di autorizzazione,

– di restrizione,

– di classificazione ed etichettatura delle miscele in funzione della loro composizione.

In generale tali obblighi sono considerati secondari perché l’aspetto in ambito REACH/CLP a cui le aziende hanno dato importanza nel corso del tempo è la scheda dati di sicurezza, richiesta dai clienti che acquistano o utilizzano i prodotti.

In sede di ispezione, la conformità delle SDS ai requisiti dell’allegato II del regolamento REACH è verificata grazie ad una check list, con cui gli ispettori verificano la corrispondenza della struttura a 16 sezioni e la compilazione di ciascuna di esse con le pertinenti informazioni. Se la struttura è assicurata dall’utilizzo di un software specifico, non sempre il contenuto è correttamente compilato o controllato dall’azienda.

Conclusioni

Le aziende che producono, usano o commercializzano sostanze chimiche sono tenute al rispetto degli obblighi del regolamento REACH e del regolamento CLP a loro applicabili e possono essere chiamate a dimostrare la loro conformità se per le attività svolte rientrano nei requisiti del Piano nazionale dei controlli.

Avere in atto una procedura secondo cui le informazioni relative alle sostanze sono raccolte e aggiornate man mano che si rendono disponibili, permetterà alle aziende di fornire evidenza della loro consapevolezza e della loro rispondenza ai requisiti normativi.