ONE HEALTH e OSOA

ONE HEALTH e OSOA: due pilastri dell’approccio integrato dell’Unione Europea alla salute e alla sicurezza chimica.

Negli ultimi anni, l’Unione Europea sta ridefinendo in modo profondo la propria visione della salute pubblica, della sicurezza chimica e della tutela ambientale.
Il cambiamento è guidato da una consapevolezza ormai consolidata: la salute delle persone non può essere separata da quella degli animali e dell’ambiente in cui vivono.
Allo stesso tempo, per rendere efficace la gestione del rischio chimico, è necessario superare la frammentazione normativa che per decenni ha caratterizzato il sistema europeo.

Da questa doppia esigenza nascono due concetti chiave, oggi centrali nelle politiche europee:

  • One Health e
  • OSOA (One Substance – One Assessment).

Il primo rappresenta la visione strategica e scientifica di un equilibrio tra uomo, ambiente e biodiversità; il secondo ne costituisce la traduzione operativa, fornendo un metodo comune per valutare in modo coerente le sostanze chimiche attraverso le diverse normative europee.
Insieme, One Health e OSOA stanno plasmando un nuovo paradigma per la regolamentazione dei prodotti e la prevenzione dei rischi.

L’approccio One Health

Il concetto di One Health nasce in ambito internazionale, promosso da quattro organizzazioni delle Nazioni Unite – OMS, FAO, WOAH e UNEP – che nel 2021 hanno istituito il One Health High-Level Expert Panel (OHHLEP).
Questo gruppo di esperti indipendenti ha fornito la definizione oggi riconosciuta a livello globale:

“One Health è un approccio integrato, unificante, che mira a bilanciare e ottimizzare la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi, riconoscendo che queste dimensioni sono strettamente interconnesse e interdipendenti.”

L’Unione Europea ha adottato pienamente questo principio, inserendolo come riferimento trasversale nelle proprie strategie politiche e legislative: dalla Chemicals Strategy for Sustainability al Green Deal europeo, dal Piano d’Azione Zero Pollution alla Strategia Farm to Fork.
Il messaggio è chiaro: le decisioni in materia di sostanze chimiche, agricoltura, alimentazione o ambiente non possono più essere prese in compartimenti separati. Tutto è connesso e deve essere valutato in un’ottica di salute globale.

Nel 2024, cinque agenzie europee – ECHA, EFSA, EMA, ECDC ed EEA – hanno pubblicato un Quadro d’Azione Congiunto su One Health, definendo obiettivi comuni per il decennio 2024–2034.
L’obiettivo è creare un sistema di governance che renda effettiva la cooperazione tra i settori, favorendo lo scambio di dati, la prevenzione integrata e la sorveglianza ambientale coordinata.
Il concetto di One Health non rimane quindi astratto: rappresenta la cornice di riferimento di un nuovo modo di fare regolazione, basato sulla cooperazione, la prevenzione e la sostenibilità.

Nel campo della chimica e della regolamentazione dei prodotti, questo si traduce in un’evoluzione del concetto di rischio.
Non si valuta più soltanto l’impatto diretto sull’uomo, ma anche le conseguenze sugli ecosistemi, sulle specie animali e sulle risorse naturali.
Si privilegia la progettazione di sostanze e materiali più sicuri, la sostituzione progressiva di quelle pericolose e la diffusione di pratiche di produzione e consumo che riducano l’esposizione collettiva.
È un cambio di prospettiva: non più reagire al pericolo, ma prevenirlo alla radice.

L’approccio OSOA – One Substance, One Assessment

Se One Health rappresenta la visione, OSOA ne è in qualche modo il braccio operativo.
L’acronimo sta per One Substance – One Assessment e indica un nuovo modo di gestire le valutazioni delle sostanze chimiche in Europa.
L’obiettivo è semplice ma ambizioso: garantire che ogni sostanza venga valutata una sola volta, in modo coordinato, per tutti i suoi possibili usi e contesti normativi.

Oggi infatti, una stessa sostanza può essere oggetto di più valutazioni da parte di agenzie diverse: l’ECHA per il REACH e il CLP, l’EFSA per gli alimenti, l’EMA per i residui veterinari o i medicinali, e così via.
Questo porta a duplicazioni di lavoro, tempi lunghi e, a volte, a conclusioni non del tutto coerenti.
L’approccio OSOA nasce per superare proprio questi limiti, promuovendo una governance più efficiente e integrata.

L’idea è che una sola agenzia conduca la valutazione principale di una sostanza, condividendo poi i risultati con le altre autorità competenti.
Le informazioni vengono archiviate in una base dati comune, interoperabile, alimentata dagli stessi strumenti digitali utilizzati oggi (come IUCLID), ma accessibile in modo trasversale tra le diverse normative.
Questo consente di ridurre i tempi, migliorare la coerenza delle decisioni e rendere più rapida l’attuazione delle misure di gestione del rischio.

La transizione verso OSOA è graduale: la Commissione Europea ha già mappato le sovrapposizioni regolatorie, e le agenzie stanno lavorando alla definizione di procedure comuni di cooperazione e revisione scientifica.
L’obiettivo è arrivare, entro il 2026, a un sistema digitale europeo capace di supportare la valutazione unificata delle sostanze.

In questo senso, OSOA rappresenta la concretizzazione del principio di “una sola salute”: se la salute è un bene unico, anche la valutazione delle sostanze che possono comprometterla deve essere unica, coerente e basata su dati condivisi.

Due prospettive, una visione comune

One Health e OSOA affrontano la complessità da due lati diversi ma complementari.
Il primo stabilisce una cornice concettuale e scientifica, orientata alla tutela globale della salute e dell’ambiente.
Il secondo costruisce la struttura operativa e regolatoria necessaria per tradurre quella visione in pratica, assicurando che le sostanze chimiche vengano valutate e gestite in modo coordinato.

In altre parole, One Health risponde alla domanda “perché dobbiamo cambiare il modo in cui valutiamo e regoliamo le sostanze”, mentre OSOA risponde al “come possiamo farlo in modo efficace”.
Il loro punto d’incontro è la consapevolezza che la salute dell’uomo non dipende solo dalle politiche sanitarie, ma anche da ciò che immettiamo nell’ambiente, nei prodotti e nei cicli produttivi.

Questa integrazione porta con sé una trasformazione culturale e professionale profonda.
Chi lavora nel regolatorio o nell’industria chimica è chiamato a leggere le norme non più come compartimenti stagni, ma come parti di un sistema unico, dove ogni scelta tecnica ha implicazioni sanitarie, ambientali e sociali.

Implicazioni per l’industria e per i professionisti del regolatorio

Nel prossimo futuro, gli approcci One Health e OSOA potrebbero ridefinire in modo sostanziale il modo in cui l’industria chimica e i professionisti del regolatorio operano.

Le imprese non sarebbero più chiamate soltanto a garantire la conformità alle singole normative, ma a dimostrare una reale capacità di prevenzione e di gestione integrata del rischio.

Ciò implicherebbe la raccolta e la condivisione di dati molto più completi, interoperabili e aggiornati, in grado di rispondere contemporaneamente ai requisiti di più quadri regolatori — dal REACH al CLP, dai biocidi ai materiali a contatto con alimenti.

La progettazione dei prodotti dovrebbe evolvere verso un approccio Safe and Sustainable by Design, in cui le considerazioni ambientali, tossicologiche e di ciclo di vita verrebbero integrate sin dalle prime fasi di sviluppo.

Non basterebbe più “essere conformi”: si tratterebbe di anticipare i rischi, minimizzare l’impatto lungo tutta la catena del valore e dimostrare trasparenza verso consumatori e autorità.

Parallelamente, anche il lavoro dei professionisti del regolatorio cambierebbe profondamente.

La loro figura potrebbe assumere un ruolo sempre più strategico all’interno delle imprese, non limitandosi più all’interpretazione tecnica delle norme, ma contribuendo alla definizione di politiche aziendali di sostenibilità e innovazione responsabile.

Il ruolo strategico dei professionisti del regolatorio è uno dei pilastri che sostiene la community c’è chimica tra noi

Diventerebbe essenziale la capacità di muoversi tra diversi ambiti normativi — chimico, ambientale, sanitario e alimentare — collegandoli in una visione coerente e sistemica.

In questo scenario, il valore professionale non risiederebbe più soltanto nella conoscenza puntuale dei regolamenti, ma nella competenza di saperli integrare, anticipare e utilizzare come leve di crescita e reputazione.

Chi saprà adottare questo approccio olistico e proattivo potrebbe trovarsi in una posizione di vantaggio, diventando parte attiva di un cambiamento che non riguarda solo la conformità, ma la cultura stessa della sicurezza chimica in Europa.

Conclusioni

L’Unione Europea starebbe progressivamente costruendo un nuovo modo di intendere la sicurezza chimica e la salute pubblica, fondato sull’integrazione tra conoscenza scientifica, governance e responsabilità condivisa.
L’approccio One Health ne rappresenterebbe la dimensione etica e strategica, orientata a una visione di salute globale in cui uomo, ambiente e innovazione tecnologica coesistono in equilibrio.
L’approccio OSOA, invece, costituirebbe il tassello operativo di questa visione: un sistema pensato per rendere più coerente, efficiente e scientificamente solido il processo di valutazione delle sostanze chimiche.

Siamo tuttavia in una fase di transizione. Le istituzioni europee e le agenzie tecniche stanno ancora lavorando per organizzarsi, definendo procedure, ruoli e modalità di cooperazione che consentano di mettere in pratica questi principi.
Una delle sfide più rilevanti riguarderebbe la gestione dei dati: come armonizzare quelli già esistenti, spesso raccolti con finalità o criteri diversi, e come costruire nuovi modelli di valutazione che possano essere utilizzati in modo trasversale tra normative.
L’esempio dell’etanolo, valutato da autorità differenti a seconda dell’uso (,biocida o prodotti chimici), mostra chiaramente la complessità di questo processo e la necessità di strumenti condivisi per evitare duplicazioni e interpretazioni discordanti.

Il percorso verso una piena integrazione sarà graduale, ma inevitabile.
Per chi lavora con la chimica, ciò significherebbe assistere a un’evoluzione del proprio ruolo e del proprio contesto normativo: da un sistema basato sulla conformità reattiva a un modello costruito sulla prevenzione, sulla trasparenza e sulla condivisione dei dati.
La vera sfida non sarà soltanto rispettare nuove regole, ma imparare a leggere la complessità come un’occasione di crescita e di innovazione sostenibile.

 

 

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